Bicicletta: Milano e le domeniche ecologiche

Il bike sharing gratuito è considerato una misura contro l’inquinamento nelle grandi città, un po’ come le domeniche ecologiche. Almeno è così a Milano.

Sembrerebbe questo, a uno sguardo distratto, una sorta di incentivo a lasciare l’auto parcheggiata fuori zona e riscoprire la praticità e il fascino delle due ruote a pedali. In realtà scorre a sottotitolo, un messaggio quasi subliminale.

Riservare queste misure a quei periodi dell’anno in cui l’inquinamento dell’aria supera la soglia di guardia, può finire con costituire quasi uno svilimento della bicicletta quale efficace mezzo di locomozione. Non si tratta di una vera e propria educazione alle due ruote, quanto piuttosto dell’associazione immediata della bicicletta a mezzo cui ricorrere, proprio solo quando non ci siano altre risorse cui attingere.
Insomma un ‘rifugium peccatorum’ cui approdare quando proprio non ci sia più nulla da fare.

E così le amministrazioni sembrano riscoprire la bicicletta all’improvviso e se la giocano come si fa con una carta, in una mossa disperata per non perdere una partita già persa. Già, perché quella di un’amministrazione che non incentiva l’uso del pedale quotidianamente, è una partita persa.

È la partita di chi non ha mai pensato di inserire questo magnifico mezzo di locomozione in una vera e seria agenda politica e lo ha abbandonato al destino di sporadiche iniziative affidate agli Assessori o a qualche mozione, abortita, ancor prima di essere presentata in un Consiglio Comunale.
Eppure ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il tema della mobilità e degli spazi concepiti per un nuovo modo di vivere gli spostamenti nelle grandi città, sia quanto mai urgente, nell’ottica della salvaguardia della qualità della vita di ciascuno di noi.

Invece il tema va in panchina e lo si mette in campo solo quando i ‘titolari’ della partita sono fuori uso e inutilizzabili. E così si decide per le domeniche a piedi e per il bike sharing gratuito anti-polveri-sottili, salvo poi annullare questi provvedimenti se una pioggia improvvisa ne cancella l’urgenza.

Il messaggio che passa dalle istituzioni è di quelli chiarissimi: la bicicletta va scelta in ultima ratio; titolare in città è sempre l’automobile o qualunque altro mezzo, purché a motore.

Più che di messaggio ambiguo nei confronti della bici, c’è da parlare forse di un messaggio che non arriva proprio; di un’educazione cui si rinuncia, forse perché non se ne considera neppure il valore.

Fa certamente molto radical chic fare quelli che si compiacciono nel lodare le tante virtù dell’uso del pedale in città; ma poi è solo quell’attenzione, quasi di maniera, che si concede più per educazione e rispetto della forma, che per reale interesse all’instaurazione di un rapporto.

Ecco, Milano in questo è emblematica.

La metropoli più moderna del nostro paese, è ancora intimamente legata al concetto che l’automobile sia il solo mezzo di locomozione; l’unico sostanzialmente degno di una società che fa della produttività e dell’efficienza economica e commerciale il proprio credo.

C’è da riflettere.


Pubblicato su almostthere.eu il 27 ottobre 2014

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